Nel mese di agosto del 1999 ebbi casualmente modo di conoscere un catanese doc, Giovanni De Marco appassionato sportivo e pilota degli anni 70.
In quel momento stava per ultimare la stesura di un libro sulla Catania Etna.
Intensa ricca e profonda fu quella amicizia. Cominciammo ad incontrarci a Catania presso il suo bel palazzo al C.so Italia uno degli ultimi edifici storici di quel tratto di città, " palazzo Vinci".
Grande era la sua passione per le corse siciliane e per circa un mese partecipai anche io alla correzione delle bozze del suo libro e alla selezione delle belle fotografie in suo possesso.
Era autunno e dopo una banale influenza un infarto se lo portò via per sempre.
La sua opera, con la sua scomparsa non vide mai la luce.
L'unico ricordo che mi è rimasto di Giovanni e questo scritto che doveva essere pubblicato sul quotidiano La Sicilia e che volevo a Lui dedicare
Il balcone..... della vergogna
Si, il balcone della vergogna, ma quella dei nostri politici, amministratori, e governanti, così per niente lungimiranti, totalmente ciechi, ed in malafede.
Perché io ricordo il mio balcone, e tutti i balconi del mio palazzo, e tutti i balconi di tutti i palazzi del Corso Italia, e delle strade delle città da dove fino al 1958 passava il giro automobilistico di Sicilia.
Era quasi tutti gli anni la prima domenica di aprile, e qui dove abito io, passavano le auto che partecipavano al giro di Sicilia di prima mattina venivano a casa mia parenti ed amici che abitavano in altre parti della città, dove non passavano le macchine della gara, venivano per assistere al passaggio delle auto che partecipavano alla corsa, mia madre, mia nonna e mia zia, per l’occasione, approntavano caffè, tazze di cioccolata, e biscotti da offrire agli ospiti.
A Piazza Trento, c’era il controllo a timbro dove tutti i concorrenti timbravano la tabella di marcia ; a Piazza Trento c’era il distributore di benzina Esso del signor Patanè.
Lì la Ferrari a l’Alfa Romeo facevano anche la sosta per la benzina ed il cambio gomme, ma avevano già percorso la strada che da Palermo, attraverso Enna e Siracusa, portava a Catania, erano a metà percorso.
Altro che truffa dei moderni pit-stop della Formula 1. Altri concorrenti, il rabbocco di benzina lo facevano sotto casa mia, dal distributore di benzina Shell del commendator Nino Fargione.
Agli ospiti del mio balcone, contrariamente agli spettatori del balcone che si affaccia sui box del Gran Premio di Montecarlo, veniva offerto il caffè, i biscotti e la cioccolata dalla padrona di casa ed erano sicuramente amici di famiglia insieme a qualche parente, che godevano tutti insieme una giornata di sport e di sano divertimento, altro che tre o quattro milioni per un posto nel balcone.
Tutto questo adesso, qui in Sicilia non si fà più. Vergogna! Vergogna, tripla vergogna!
A Montecarlo hanno trasformato lo sport in bussines, e qui in Sicilia non vengono più i campioni automobilistici e neanche le case automobilistiche con le loro macchine da corsa.
In Inghilterra a Douglas, nell’Isola di Man, si corre ancora il Tourist Trophy, qui in Sicilia invece Hanno ucciso la Targa Florio, non l’hanno lasciata morire, l’hanno uccisa. Quadrupla vergogna dei nostri governanti.
Quinta vergogna: a Pergusa in provincia di Enna, la provincia economicamente più depressa d’Italia, i finti ambientalisti, volendo cancellare l’autodromo di Pergusa, attorno all’omonimo lago, tolgono l’unica fonte di reddito alla provincia, ripeto, più depressa d’Italia, e forse d’Europa.
A Pergusa sono convenuti i migliori rappresentanti della storia della sport automobilistico, Clark Bandini, Surtees, Rindt, Siffert, Graham Hill, Coultard, Patrese, Jonathan Williams, FrankWilliams, quando ancora era pilota, Merzario, Hezemanz, Bonnier, Hans Herman, Bondurant, Reutemann, Fittipaldi e Ragazzoni.
Fra il Gran Premio del Mediterraneo, la Coppa città di Enna, ed il Gran Premio Pergusa, tutti i più celebrati campioni hanno calcato l’anello che sta intorno al lago, ricco di fascino e di tradizioni.
Nessuno di questi summenzionati campioni, i meccanici, le squadre, dico proprio nessuno, avrebbero avuto alcun altro valido motivo di venire a Pergusa, se non per le corse.
Stesso discorso vale per la Targa Florio: cinquecentomila persone si muovevano da tutta la Sicilia e dal Sud Italia e da tutte le parti d’Italia, per poter assistere non ad una gara, ma ad un’autentica epopea.
Protagonisti i migliori piloti del mondo al volante delle migliori macchine delle più forti case costruttrici.
Ferrari, Porsche ed Alfa Romeo hanno fatto la parte del leone nello spartirsi le vittorie. La Porsche poi vanta un vero e proprio record, di Targhe Florio, ne ha vinti undici. Ha chiamato Targa un modello di auto da essa prodotta in centinaia di migliaia di esemplari e sulle strade della targa ha costruito la sua fortuna.
La Porsche ha l’obbligo morale di far rivivere la Targa Florio. Potrebbe inserirla in calendario per la sua International Porsche Cup, e della Targa Tricolore Porsche; e e dalle, ancora una volta Targa!
Dovrebbe sicuramente mandare le sue auto alle rievocazioni storiche che si fanno ogni anno per non far perdere la memoria di qualcosa di unico, di magico: la Targa Florio.
Leo Kinnunen, pilota finlandese, capostipite di una scuola che in seguito si sarebbe fatta molto onore, nel 1970 stabilì un record, 33’.36’’ sul giro, imbattuto negli anni successivi fino a quando si corse la gara. Questo record rappresenta una delle migliori performances di questo mezzo secolo.
Offrirò al Leo Kinnunen come dono simbolico per ringraziarlo delle emozioni che ci ha fatto vivere e dell’onore che ci ha dato, con questo record, la copia numero uno di questo libro, a ricordo di una grande impresa che resta nella storia dello sport automobilistico, come pietra miliare di questo sport resta la Catania-Etna, sulle cui strade sono passati i migliori piloti ed è stato scritto un altro pezzo della storia delle corse automobilistiche.
Catania
Giovanni De Marco
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gilicci