Il Barone ed il Cacciavite
Premessa: Fine anni 60, a Palermo, negli ambienti automobilisti sportivi, che sono stati sempre in fermento avendo come riferimento la famosissima ed annuale 'Targa Florio, sopratutto negli ultimi decenni con validità mondiale, si è notato un cambio di tipologia dei partecipanti alla gara stessa.
Fin dall' inizio del secolo, i partecipanti erano quasi in esclusiva, appartenenti alle classe Nobiliari, con piloti titolati dalle massime definizioni araldiche: Principi, Duchi, Conti fino ai più modesti Baroni che, dato le loro possibilità economiche potevano permettersi di partecipare a questa grande vetrina di mondanità...ma dagli anni 50 in poi, ' burgisi (anonimi borghesi), commercianti, meccanici... iniziarono timidamente ad affacciarsi a questo sport. Con gli anni la loro presenza è stata sempre maggiore...quasi oscurando il brillante mondo degli ultimi Aristogratici rimasti a praticare in modo poco frequente questo sport.
Bravissimi e geniali meccanici palermitani, da preparatori si cimentano spesso con successo come piccoli costruttori di piccoli prototipi e spesso anche, come piloti di valore.
Alcuni di essi raggiungono un ottimo successo, ma mancava loro la classe, lo charme....che gli 'aristocratici possedevano: dal vestire, dalle buone maniere, dalla cultura di uomini dotti, dal modo di esporsi... un convivio a volte difficile, che solo la passione comune, per le auto da corsa riusciva a far quasi sempre superare.
Nasce cosi, a Palermo, una definizione per questi nuovi piloti identificati con la subdola, sottile, graffiante identificazione di 'Cacciaviti!
Non era una espressione che si sentiva pubblicamente, ma certamente nel riservo di una discussione tra aristocratici o nobili decaduti...per identificare questo o quel pilota emergente.
Non lo chiamavano per il suo cognome ma con la terminologia (quasi disprezzante) di Cacciavite, identificandolo cosi con le proprie origini plebee di semplice maestranza, di meccanico.
Palermo
Il profumo dell' olio fritto acre si miscelava a quello dolciastro della vaniglia dei biscotti da forno che si offrivano a bella vista sui precari banconi allestiti davanti le pasticcerie che li producevano.
La miscela odorosa di ' buono, impregnava l' aria, gli abiti e le case.
Quell' aroma che la brezza mattutina palermitana sospingeva tra i vicoli della Palermo vecchia, ti avvisava che eri in prossimità dell' arabo mercato della ' Vucciria, nel cuore di Palermo.
Una Palermo di fine anni 60, dove il centro storico si stava smembrando, gli abitanti preferivano trasferirsi in anonimi nuovi quartieri di periferia: Borgo nuovo, Zen, Michelangelo, Brancaccio...illusi dalla nuova edilizia popolare a basso prezzo; il sogno di una casa comoda senza i disagi di un' edilizia provvisoria e fatiscente dell' antico centro città.
Il Cacciavite
Pietro Errante, camminava spedito tra quei vicoli a lui famigliari, era nato in via Gagini, 25 anni prima, proprio vicino al mercato della Vucciria. Un ragazzo dai lineamenti delicati, bruno, non alto, il fisico magro ma muscoloso...
Risaliva dalla via Fonderia vecchia......che portava al porto, con un grosso pacco tra le mani, qualcosa di meccanico, ferroso, pesante. Forse dei semiassi di automobili, comprati da uno dei tanti sfasciacarrozze, Simoncini o Terranova, i più importanti del periodo che esistevano nella via. Tali attività commerciali si riconoscevano senza ausilio di cartelli pubblicitari, grazie alle carcasse di automobili che stazionavano perennemente sui marciapiedi, in attesa di essere 'cannibalizzate e rivendute a pezzi come preziosi ricambi. Spesso si vedevano auto in buone condizioni, ma con motori fuori uso, si ricorda ancor oggi di una Ferrari 250 Gt Blu metallizzato....fatta a pezzi per recuperare l' alluminio della carrozzeria, in una traversa chiamata via Squarcialupo.
Pietro Errante, gestiva una avviata officina meccanica, fondata dal padre Giovanni, prima della seconda guerra mondiale, in via Torrearsa, una traversa della via Libertà, zona di lusso di una Palermo in pieno sviluppo edilizio, dove in quel quartiere i costi delle case erano proibitivi per i non benestanti.
Avere una officina in quel posto di prestigio, significava avere una clientela selezionata: avvocati, medici, ricchi commercianti e di conseguenza auto di prestigio da gestire, manutentare, riparare: Alfa Romeo, Lancia, Mercedes, BMW ecc...
Pietro, dopo il diploma di perito industriale, come bravo figlio unico e grande appassionato di Automobili, aveva accolto con entusiasmo la volontà del padre di seguirlo nella sua piccola ma efficace impresa familiare anche perchè, fin da piccolo, il piccolo Pietro, di divertiva a frequentare l' officina e incominciava a partecipare alla vita dell' officina stessa...piccoli lavoretti quando non andava a scuola e poi, Pietro aveva la possibilità di sedersi al volante di quelle magnifiche auto e sognare!
Cosa poteva sognare un bambino palermitano appassionato di auto
da corsa? Cosa può fantasticare un bambino che vive in contatto di belle auto sportive, in un' ambiente dove si parla quotidianamente di piloti come Stefano La Motta, Pucci, Cammarata, Starrabba...eroi siciliani del volante che partecipavano alla corsa più bella del mondo, che si disputava sul circuito stradale delle Madonie?
Pietro poteva solo sognare, che un giorno avesse partecipato alla mitica Targa Florio, gara ideata e voluta da Don Vincenzo Florio, con la sua prima edizione nel Maggio del 1906.
A Palermo, negli anni 50 era quasi una moda, che le migliori officine Palermitane si cimentassero nella realizzazione di artigianali macchinette sportive per partecipare ' a Cursa, alla Targa di Maggio, un' appuntamento che non si poteva mancare. Un' appuntamento di mondanità, di prestigio. Chi partecipava aveva il privilegio di essere citato dai giornali di tutto il mondo...solo il vedere scritto il proprio Nome insieme ai campioni mondiali era un' onore che sarebbe rimasto indelebile per il resto della vita, tale privilegio era anche per questi piccoli costruttori artigianali, che partendo di solito, da un telaio e motore Fiat, Topolino o 1100, sostituendo la carrozzeria con una spider leggerissima, elaborando il motore...ed il gioco era fatto. Tali vetturette erano state definite, quasi burloscamente “Barchette” per la linea che assomigliava ad una barca sottosopra...
Improvvisati stilisti, davano indicazioni ad esperti battilamiere o carrozzieri...l' aereodinamica, si sconosceva, le norme di minima sicurezza...anche. Il risultato estetico era a volte devastante, solo le Lombardo, le RAOR di Falanga al Porto e le Mucera riuscivano ad un buon compromesso tra estetica, funzionalità e prestazioni.
Il papà di Pietro, da meccanico appassionato, non poteva esimersi da “tentare anche” lui a realizzare una Barchetta 'pa cursa!
Un anno di infinite discussioni, preparativi, lavori infiniti, soldi spesi, disquisizioni di papà Giovanni con chi lo aiutava.
Liti con il cazzoziere che non faceva ciò che lui decideva, con l' elettrauto che non capiva nulla ri 'machini i cursa, col torniere che non torniva, col ricambista che pretendeva costi esosi per alcuni ricambi essenziali, col gommista che non conosceva neanche la pressione che doveva fare alle gomme...Ma in una sola concordavano tutti felicemente...Doveva essere ROSSA, come i veri Bolidi italiani.
Paragonarla a Ferrari, Alfa e Maserati ...era veramente eccessivo.
Il nome....semplice ERGI sport 1100!
Pietro, ricordando quel periodo, gli si illuminavano gli occhi e non poteva trattenersi dal ridere, per svariati motivi : 1°, non si era mai parlato di chi la pilotasse, nessuno ne aveva le doti o il coraggio. 2°, la barchetta....non è mai andata bene, col motore di serie vecchio, sarebbe andata molto meglio. 3°, forse perche avevano comprato una 1100D incidentata da uno “Sfasciacarrozze”....la ERGI sport 1100, e non avendo la minima idea di cosa fosse l' allineamento, convergenza ed altro....non andava diritta...era una tragedia guidarla. Non frenava diritta, curvava per i “fatti suoi” ed era meglio non frenare....
E poi, argomento di riflessione per tutto lo Staff...erano state le lapidarie uniche parole dette dalla mamma di Pietro, quando vide per l' unica volta l' auto – Mamma mia quanto è brutta, sembra un cacocciolo !(carciofo).
Ordinando al buon Giovanni, già in piena crisi tecnica-esistenziale di non permettersi mai più a guidare una simile trappola, per il bene della famiglia
Sorridendo, Pietro raggiunse il suo scooter, una Lambretta 125, sistemò l' ingombrante pacco sulla pedana tra le gambe e imboccò velocemente la via Roma verso piazza Politeama per poi deviare sulla parallela alla via libertà, rallentando vistosamente, superando il famoso Bar Roney, molto in voga in quel periodo e sede di incontri della notte palermitana e poi quasi a fermarsi davanti al piccolo negozio immediatamente dopo il Bar, 'Modernauto, il Paradiso per gli appassionati di automobilismo: accessori corsaioli, tute, caschi, marmitte speciali, adesivi multicolori con le effigi delle case automobilistiche più prestigiose.
Pietro era un cliente del sig, Ninni Gentile il titolare, un tipo estroso amante anche di nautica, cliente di poco conto, rifletteva...a volte bastavano 2 autoadesivi dell' Abarth rossi e gialli con lo scorpione, collocati al posto giusto, per avere l' illusione che la propria 500 diventasse immediatamente una 695ss o una proletaria ed umile Fiat 600 o 750, si trasformasse in una performante 850 Nurbugring o meglio ancora in una 1000TC radiale, e se poi si alzava il cofano posteriore... ma pochi metri ancora prima di raggiungere l' officina in via Torrearsa, dove papà Giovanni lo aspettava impazientemente, avendo un' auto da consegnare, aspettando quei ricambi.
Ma Pietro, stava iniziando a realizzare i suoi sogni, sogni che coltivava già da bambino, correre in macchina a livello sportivo.
Già da un anno era felice possessore di una Fiat 500L del 75, di un bianco candido....ma questa eterogenea livrea era durata solo pochi giorni. Comprata da una anziana professoressa di lettere che andava in pensione e con pochissimi chilometri percorsi e in ottimo stato di carrozzeria, senza ruggine e i fondi perfetti... l' utilitaria era stata sempre in garage.
Trecento mila lire il prezzo concordato, un' affare.
In pochi giorni, Pietro aveva cambiato la fisionomia della piccola 500 Fiat, la stava trasformando in una 500 gr,2 per parteciapare alle gare in salita tanto di moda in quel periodo.
La aveva portata al peso minimo, alleggerendola di tutto il superfluo, Ferodi delle ganasce racing e pompa maggiorata, balestra anteriore e molloni posteriori ribassati, ammortizatori irrigiditi da Mario, titolare della Pa-Ga ammortizatori di via G. Cusmano, zona Dante, bravo pilota di k.250. F3 ed adesso impegnato alla realizzazione della sua barchetta....una Sport molto bella, con telaio da lui realizzato, carrozzeria in vetroresina e motore Lancia 1300. Era normale per chi si avvicinasse a questo sport, si affidasse ad amici con esperienza...bravi cacciaviti!
Il motore della sua 500 era stato alleggerito ed equilibrato dallo stesso Pietro, ma con molte parti speciali acquistati dai migliori preparatori sotto consiglio di un suo caro amico meccanico preparatore, il play Boy Gino Caci, di via Maggiore Toselli, famoso per le sue preparazioni di Fiat 128 e buon pilota di Targa Florio con le sport.
Camme e coppa dorata Arquati, carburatore Weber, doppio corpo, curato personalmente da Franco Virzi...il mago dei carburatori di via Villafranca, un personaggio nel mondo dei cacciaviti, pilota e possessore di una preziosa Giulietta SZ...che per seguire la moda del periodo, anche lui voleva realizzare la sua “Barchetta prototipo” e...senza alcuna esitazione ha smembrato la povera SZ....trasformandola in una bruttissima Barchetta sp...dal nome non definito, forse Pastorello-Diablo, dalla vaga sagoma che ricordava l e Porsche turbo CanAm con un grande radiatore, ma quello della Porsche esteticamente era bellissimo...
La 500L di Pietro era una bella 'macchinetta, roll bar posteriore, sedile piccolo Fusina, come il volantino in pelle nera ecc...ecc...
La livrea esterna era rigorosamente Bianco rosaspino, col solo vezzo di una vistosa fascia colorata, sul lato basso della mascherina anteriore, 'Verde Pistacchio in omaggio al mitico Barone Antò Pucci che aveva nel 1964, anno in cui vinse la sua Targa Florio, sul cofano anteriore della sua Porsche 904 ufficiale, una bellissina fascia Verde...che piaceva tanto a Pietro.
Rigorosamente senza paraurti e con un vistoso ' scappamento posteriore Abarth a due canne cromate...il tutto rendeva la piccola utilitaria, abbastanza cattiva.
Tutti i suoi risparmi erano destinati a Lei (la 500), tanto da rendere nervosamente gelosa la sua ragazza, la carina Silvana ragazza mite e riservata, conosciuta ad una festa per il diploma di maturità delle ragazze dell' Istituto San Vincenzo al quartiere Noce, esperte in Applicazioni tecniche, cosa che Pietro non aveva mai capito di che tecniche fosse diplomata la sua ragazza...La ragazza in attesa di poter insegnare, aiutava la mamma a casa che faceva la sartina.
Mai, Silvana, aveva voluto accompagnare il suo Pietro alle cronoscalate che aveva incominciato a disputare nel 69, forse non reggeva lo stress o la paura di vedere il suo Pietro rischiare in auto....perchè Pietro andava veramente forte col suo cinquecentino, tanto da arrivare spesso davanti e vincere davanti le più blasonate azzurre 500 Giannini TV, macchine più performanti della sua 500 molto artigianale fatta in officina con l' aiuto del papà Giovanni.
Poche passeggiate con la sua Silvana, di solito il sabato o la Domenica, prevalentamente quando non vi erano corse a cui partecipare o da seguire.
Ma quella Domenica del 1969... quel 4 Maggio di una spettacolare primavera madonita, in quel famoso tornante a sinistra sotto il primo bivio di Sclafani, intorno alle 10 del mattino, dopo aver visto transitare le prime auto da corsa, le gran turismo classe 1300, le Lancia Fulvia Zagato, che lui amava, guidate in modo spettacolare da Restivo e Merendino col numero 6, Cabella, Capra, Lo jacono ecc...Aveva preso una importsnte decisione, un sogno che inseguiva fin da bambino, partecipare alla Targa Florio.
La gara fu spettacolare con lo squadrone Porsche che con le sue multicolore 908-2 dettavano legge sull' insidioso tracciato siciliano, insidiate soltanto dalle Alfa 33 2500 di Vaccarella e dalla 2000 di Giunti, ma per Pietro esistevano soltanto le Fulvia Zagato...le altre erano solo sogni irrealizzabili e lui ne era perfettamente convinto.
Quell' anno alla 'Targa, Pietro c' era andato in compagnia di un suo amico, o meglio un Buon conoscente, il Baronetto Manfredi Cosma di Raffo e Campofiorito. Ultimo rampollo di una nobile famiglia di nobili palermitani ma di chiara origine madonita.
Lo conosceva da anni, era figlio di un vecchio cliente dell' officina del padre, 'u Baruni Masino, galantuomo vecchio stampo.
Era un evento speciale quando 'u baruni Masino portava le sue auto in officina. Pietro le ricorda una per una....tante ore ci aveva passato dentro sognando di guidarle: Lancia Aurelia B20 bianco avorio, alfa 1900 Tourig di un rosso spettacolare e poi Giulietta sprint bianca ed una SS comprata subito dopo, rigorosamente Rossa, con un fantastico Air Scream in plexglass, sul cofano anteriore davanti il parabrezza....per evitare che i moscerini sporcassero lo stesso.
Tale tesi mi fu spiegata dallo stesso ‘Baruni, dopo le mie domande a cosa servisse.
Con Manfredi, son cresciuti insieme aveva circa la stessa età, ma Pietro era consapevole che i loro mondi erano molto distanti, solo la passione per le macchine da corsa li univa, avevano molto da discutere insieme, da anni leggevano insieme le riviste specializzate: Autosprint, Auto Italiana, Quattroruote...divorando i resoconti sportivi, sopratutto gli articoli sulle gare siciliane e sulla Targa Florio.
Il Barone
Il Viale della Libertà taglia la città di Palermo da
Est ad Ovest, ma solo per la parte centrale, la Palermo Liberty dei primi del Novecento, poi dalla Statua dedicata hai caduti di tutte le guerre, direzione Trapani cambia nome....Croce Rossa, Resuttana.
Mentre da Piazza Politeama direzione Messina, diventa Ruggero Settimo, Maqueda e dopo la stazione ferroviaria prende il nome di via Oreto.
Negli anni 60/70, per molti ragazzi della Palermo bene, Palermo finiva dopo la via Ruggero Settimo, il Teatro Massino era un limite naturale. Tutto cambiava: il tipo di negozi, il tipo di abitazioni. I mercati diventavano con la loro perpetua confusione, solo luoghi di commercio, dove vivere diventava impossibile.
La città si espandeva verso quartieri nuovi: Lazio, Restivo, Strasburgo, quartieri anonimi, ma ben serviti.
I Baroni Cusma di Raffo e Campofiorito, dal loro palazzo di via Alloro, ai Lattarini, si erano trasferiti in un lussuoso appartamento di Viale delle Magnolie, con tanto di portiere in perenne livrea grigia e cappello con le chiavi in ottone in bellavista.
Manfredi ' u Baronetto, il rampollo, il più piccolo dei figli del barone, a 26 anni studia ancora architettura, all' antica facoltà di via Maqueda, qualche anno fuori corso, ma non certamente un problema per lui, effettivamente non trova il tempo per studiare ed impegnarsi in facoltà: palestra, tennis, vela...e poi la vita notturna lo stressa. E' un ragazzo brillante, conosciuto nella Palermo 'bene.
Manfredi, vive la sua vita in modo Vivace, come si potrebbe definire la sua quotidianità, la mancanza di veri impegni, tranne l' università, lo vedono protagonista negli eventi che si succedono, tra i ragazzi di quella Palermo che negli anni 70, percepivano quel benessere che in Italia si evidenziava con lo sviluppo industriale e che in Sicilia, come controtendenza si manifestava con la partecipazione con finanziamenti 'a pioggia, per un' economia locale che si basava su un terziario che produceva poco, ma spendeva molto, essendo quasi tutti figli di una Politica Regionale molto disinvolta. Il polo della chimica del Mediterraneo di Termini Imerese, non riusci mai ad entrare in funzione e rimaneva soltanto lo stabilimento Fiat come vero simbolo dell' industrializzazione arrivata nel territorio Palermitano.
Manfredi Cusma di Raffo, come quasi tutti i giovani rampolli delle antiche famiglie palermitane, era un grande appassionato di automobilismo, diceva in giro che era imparentato con Franca Florio di Trabia, moglie di Ignazio Florio, fratello del famoso Don Vincenzo, creatore della Targa Florio....ma non era vero, ma si sa siamo tutti figli della Targa Florio, una piccola bugia non cambiava nulla....un modo per sentirsi più vicino a quel mondo che amava, quella passione che gli aveva trasmesso suo padre, che veramente conosceva don Florio, i suoi sogni di quando viaggiava a fianco del Barone sulle Alfa o Lancia, ricordi indelebili, di quelle gite con la famiglia in quelle primavere madonite, in quei primi giorni di Maggio a Floriopoli, la cittadella sportiva prima di Cerda costruita per ospitare 'a cursa.
Manfredi era uno spericolato giovane motociclista, ed il numero delle ossa fratturate erano la testimonianza...
Faceva cross al campetto che era nato spontaneamente all' interno del parco della favorita, con la sua Gilera 125 regolarità casa, poi trasformata in Frigerio esteticamente....Manfredi era molto sensibile alle mode! Quelle gare clandestine alla Favorita, gli erano costate salate multe, relazionate dai Vigili Urbani Palermitani che lo conoscevano bene, tanto da invitare il Barone a controllare di più il giovane campione, ma senza nessun effetto. Il giovane Manfredi si divertiva a scorrazzare per la città con la sua moto da cross, spesso accompagnato da belle e disinvolte ragazze, con minigonne da brivido, accovacciate sulla parte posteriore della scomoda sella.
Anche lui aveva provato l' emozione di correre in auto, ma con auto di amici, sempre con buoni risultati, salite, pista.
A fine degli anni 60, i ritrovi dei ragazzi “in” palermitani erano il Bar Alba a piazza Don Bosco, Il Baretto di Mondello, il Bar delle Magnolie, ma non si frequentava il Roney di viale della Libertà, bellissimo locale ma definito 'Tascio, per le frequentazione di personaggi, sopratutto notturni di dubbia moralità.
Non si può non ricordare il centro di ritrovo al Fiamma, elegante cinema di via Notarbartolo, famoso per lo scherzo della 'ninfomane, scherzo di pessimo gusto, che si perpetuava quasi giornalmente a sprovveduti ragazzi che si illudevano di una facile avventura con una bellissima donna che abitava in quella piazzetta...ed il giovane Manfredi era uno dei più abili organizzatori!
Come non parlare delle discoteche più frequentate in quel Aureo periodo palermitano?
Di Pomeriggio al 'Madison dei fratelli Salemi, si entrava con 200 lire, si evitava l' Escalation di via Lo Jacono, per non confondersi con alcuni frequentatori, gli stessi del Bar Roney serali.
Ma la notte, Manfredi era il Re del Grant's di via Paternostro, il Sabato e la Domenica invernali li, aveva stabilito la sua seconda residenza. Mentre il Barone Masino, suo padre, frequentava l' esclusivo 'Mirage, nigth esclusivo di via E. Amari, famoso per gli spettacoli di spogliarello... Night rimasto nell' immaginario di molti ragazzi di quel periodo, dato gli elevati costi di ingresso!
Adiacente al 'Mirage, si ci poteva consolare con lo 'sfincionello ed arancine della rinomata rosticceria 'Giannettino, ritrovo di molti ragazzi per fugaci e saporite colazioni.
A pochi metri del 'Giannettino, altro negozio rappresentativo del periodo, i fratelli Dario ed Elio Carraffa, gestivano un bel negozio, che inizialmente era di piccoli elettrodomestici e materiale elettrico, ma con la passione dei due fratelli, era diventato un punto di riferimento per gli appassionati di modellismo automobilistico statico e dinamico, i 'Fratelli avevano avuto esperienze di 'corse, quindi, l' argomento principe all' interno del negozio era logicamente la grande Targa Florio.
Al giovane Baronetto Manfredi non poteva mancare l' hobby del modellismo e si cimentava nelle gare di slot nelle belle piste elettriche che sorgevano in quel periodo in città: centro 'Le Mans, prima in via lo Jacono e poi in via Ariosto, il 'Targa Florio a piazzetta Princ.ssa di Scalea (dietro piazza Croci) ed il 'Trinacria di Mario Mirabella in via M. Rapisardi.
Ma qualcosa oltre il conoscersi in officina del padre di Pietro, univa i due ragazzi, frequentavano la stessa palestra, diretta da uno stranissimo Filippino, Benny, esperto in Karate e tecniche orientali di auto concentrazione, yoga ed altro...era un mito a Palermo, tutt' ora si raccontano cose strabilianti di Lui, come la lievitazione ed altro....e molti giurano di aver assistito a queste performances di Benny...
La Passione
La passione sviscerata per le macchine da corsa, univa i due ragazzi, molto diversi tra loro, ma profondamente uniti da amicizia e rispetto, si conoscevano da bambini e tanti sogni insieme fatti dentro le auto fatti, all' interno delle auto nell' officina del padre di Pietro.
Due mondi molto differenti tra loro, il lavoro, la fatica e pochi soldi per Pietro...Bella vita comoda, poche responsabilità e molta disponibilità economica per Manfredi...ma un giorno il 4 Maggio del 1969, i 2 ragazzi amici, presero una decisione all' unisono.
Comprare una Fulvia Zagato e partecipare alla Targa Florio dell' anno successivo!
Dire che quella decisione avesse cambiato la loro vita è riduttivo.
Le loro famiglie vivevano in una fase di tensione continua, di stress...di inconscia felicità. I papà, grandi appassionati di automobilismo, forse, vedevano realizzato il loro sogno in modo indiretto, attraverso i figli, accompagnati dal panico di saper della pericolosità di questo sport, ma superato dalla passione e la voglia di esser protagonisti di questo evento mondiale anche solo come 'genitori di piloti partecipanti.
Manfredi e Pietro, ormai vivevano in simbiosi quotidiana, tanto da suscitare gelosie da parte delle loro fidanzate...che quasi non frequentavano più....dediti esclusivamente alla bella 'Fulvia, la loro nuova compagna, che dava loro emozioni forti, sconosciute...
Chi era Fulvia? Una Lancia Fulvia Zagato 1300, tutta in leggero alluminio.
Di un bel colore avorio, comprata usata da un' amico comune, Oreste ' u gioelliere di via Maqueda.
Grande appassionato anche lui, ha ceduto l' auto ad un prezzo fantastico, molto sotto alle quotazione....col patto che partecipassero 'a cursa, con un adesivo pubblicitario del suo negozio. Questa decisione di Oreste, convinse i due ragazzi che i Santi esistono, don Vincenzo aveva preso a cuore i due ragazzi...
La Fulvia, acquistata a fine Estate, dopo qualche passeggiata per capire come si guidasse e come fosse fatta....dopo diversi giri di Targa tanto, per consumare il motore, gli ammortizzatori, le vecchie Kleber in dotazione...la stazionarono all' interno dell' officina di Giovanni e Pietro Errante...bene in vista, come per comunicare ai clienti ed occasionali visitatori...che in quella premiata officina si preparasse una vettura per la ' Targa...
Una preparazione, che tutti potevano visionare...Ammirare!
Il colore rimaneva Avorio, ma l' auto in pochi giorni era tutta smontata, allegerita...stava prendendo piano piano l' aspetto di una vera Gr. 4, la categoria a cui sarebbe stata iscritta – gran turismo gruppo 4 - 1300cc.
Pietro si ritrova accanto un Manfredi che non conosceva: disponibile, interessato, spesso in tuta con le mani sporche di olio e grasso nero.
Il loro sogno piano piano si materializzava.
I pezzi speciali incominciavano ad arrivare: i codolini in vetroresina da rivettare ai parafanghi, per poter ospitare i nuovi cerchioni maggiorati, il roll Bar integrale costruito a Palermo in acciaio, da Totò Mannalà, ottimo carrozziere e buon pilota di 500, sedile, sterzo a Calice, estintore, ganci ferma cofani, ecc...
Per loro fortuna, un Breefing, voluto dai genitori dei due ragazzi, mette in evidenza un aspetto che non era stato preso in considerazione seriamente, chi preparava il difficile motore della Fulvia Zagato?, certo la passione aveva grossi limiti tecnici e tutti loro ne erano ben consapevoli...
I genitori dei ragazzi... decidono in perfetta simbiosi, di affidare il motore, della Fulvia dei loro ragazzi ad esperti in Lancia da competizione...i ragazzi non credono alle parole dei loro genitori, quando riferiscono di aver già preso accordi con Claudio Maglioli da Biella, famoso pilota e noto preparatore di Lancia, che in società ha creato la F&M, che prepara le famose barchette Fulvia Prototipo che hanno fatto impazzire il pubblico siciliano, in Targa del 69 con Munari, Pinto, Aaltonen e lo stesso Maglioli.
Mai Pietro e Manfredi avessero potuto credere, che la grande passione che li univa avesse cosi coinvolto i loro genitori...un sogno che realizzavano insieme ai loro genitori, qualcosa di meraviglioso si stava avverando, i legami si saldavano, si fondevano in un' esplosione emotiva che andava oltre lo sport, si scoprivano affetti e quelle sottili linee di sangue che uniscono genitori e figli.
Adesso anche le mogli dei genitori diventavano gelosi della nuova fiamma entrata nelle loro famiglie, certamente Fulvia, aveva destabilizzato gli equilibri di quelle due famiglie.
Per i mesi che precedevano ' a cursa, si viveva in funzione di lei, U Baruni e Giovanni, stavano sempre insieme in officina come non mai...e gestivano da veri manager il lato economico dell' evento, lasciando liberi i ragazzi di preparare l' auto senza molti pensieri.
L' Arrivo del motore, tutto nuovo, da Biella, viene festeggiato come la nascita di un nuovo membro della famiglia... una cassa lignea, lo ospita...le foto si sprecano, anche da parte degli occasionali avventori che ormai, passano spesso dall' officina a seguire lo sviluppo dei lavori.
Pietro è letteralmente innamorato di quel motore:
Sabbiato, lucido, piombato, due grossi 'picciriddi Solex da 45 doppio corpo, il coperchio punterie giallo blu...cambio ravvicinato, ma non troppo, per la Targa...e poi tutto quello che immaginava ci fosse dentro: bielle in acciaio alleggerito, albero equilibrato, pistoni stampati, molle valvole e valvole speciale, cammes con incroci pazzeschi....
Tutto rigorosamente segnato in una scheda tecnica che accompagnava il motore...che al banco dava un numero spropozionato di cavalli...troppi, troppi!
In due giorni il motore era stato collocato...insieme al meraviglioso scarico libero, intero, che usciva lateralmente...
Nel quartiere Libertà, si ricorda ancora che una Domenica mattina di un giorno non specificato del Febbraio del 1970... un non precisato movimento tellurico accompagnato da un lacerante rombo inumano...fece sobbalzare tutte le strade adiacenti alla via Torrearsa, creando scompiglio tra le famigliole che vivevano la santa Domenica all' interno dei loro appartamenti.
Fulvia era andata in moto al primo tentativo...un melodioso concerto di cavalli si scatenava ed usciva con arrogante impertinenza dallo scarico in acciaio armonico.
In quel garage sotterraneo, sembrava che si svolgesse un' importante riunione di quartiere, tanta gente era presente all' evento, tanto da prevedere l' intervento di qualche pattuglia dei Carabinieri, allertati, da qualche terrorizato condomino dello stabile...ma gli anni 70 erano anni speciali, si viveva di Targa Florio e fu soltanto una festa di quartiere...la belva aveva una sua voce, ed era l' orgoglio del quartiere.
Un simpatico 'panellaro, che aveva l' azienda vicino Borgo vecchio, letteralmente innamorato ' ra machina i cursa, portò pane e panelle per tutti acconpagnato da ottimo Passito Partanna e propose, senza molto successo, di chiamare a machina i cursa...'u Liuni e stampare sul cofano anteriore, l' effige di una testa di Leone...tipica nelle Api a tre ruote del periodo, solo la riconoscenza della non aspettata colazione... ha evitato che il giovane panellaro fosse stato messo alla porta dell' officina.
Pietro quel giorno era emozionatissimo, capiva che non esistevano differenze tra ' i Cacciaviti ed i Baruni e che l' affetto e la passione era al di sopra di certe dicerie a volte spropositate e maldicevoli.
Quella Domenica, Pietro ebbe uno sguardo di conforto per la sua 500 da corsa, abbandonata in quei mesi, quasi come per farsi perdonare di averla trascurata per la nuova Diva dell' officina,
Miss Fulvia, giovane e spregiudicata.
I Mesi correvano veloci, tra lavoro e messe a punto della Fulvia Zagato.
Maggio si avvicinava, il 3 Maggio, data della gara diventava un punto di riferimento per tutti e tutto.
Fulvia era perfetta, provata per strada, provata a Monte Pellegrino, la mattina alle 5...il suo rombo si sentiva da tutto il quartiere sottostante il monte e poi le prove ai filobus...una strada quasi deserta. dietro il Liceo Garidaldi, parallela al Giardino Inglese, dove i lampioni della luce facevano come rilevamento delle marce e della velocità, tutto questo fatto sempre sotto la supervisione dei genitori ed uno stuolo di amici che facevano da staffette per avvisare su eventuale arrivo di sbirri o simili...
Tute nuove, caschi...licenze fatte All' ACI Palermo di via Nicolò Turrisi, alle spalle del Tribunale di Palermo.
Un' emozione forte attraversò con brividi il corpo dei due ragazzi quando si andarono ad iscrivere alla 54° Targa Florio. Lo stesso giorno di Aprile, nei locali dell' ufficio sportivo...incontrarono i loro idoli: Raffaele Restivo e (Mister X) Michele Merendino, che si iscrivevano nella loro stessa classe con la loro Lancia Fulvia sport Zagato C 1300 e poi leggendo i nomi degli altri iscritti...Capra, Lepri, Calabrò, Lisitano, Lo Jacono Mantia...
Una quasi voglia di mollare tutto, passò per le loro menti.
Scontrarsi contro quei mostri sacri....solo un attimo e poi la voglia di calcare l' asfalto sacro di Floriopoli, essere partecipi insieme ai grandi.
Il loro sogno si era materializzato.
Un sogno che si perpetuava da sempre... Ferrari, Porsche, Maserati, Alfa...
Vaccarella, Giunti, Siffert, Muller, Elford, Redman....nomi che mettono i brividi al solo pronunciarli e Noi con loro insieme quel meraviglioso 3 Maggio del 1970.
11 giri per 790 chilometri, in quei luoghi magici dove si è creata la leggenda.
Floriopoli, Cerda, Granza, bivio Scafani Bagni, Bivio Caltavuturo, giù per Scillato, bivio Firrionello per Polizzi, Collesano, Campofelice, Bonfornello...
Il percorso scorreva veloce nella mente di Pietro e Manfredi,
Indescrivibili le emozioni che vivevano i due giovani amici palermitani adesso uniti da un cordone ombelicale indissolvibile, simili nella loro passione, simili all' affetto verso i propri genitori ed amici.
Domenica 3 Maggio 1970, Floriopoli, alle ore 09,14 parte la prima macchina con un susseguirsi a 15 secondi.
Pietro e Manfredi e la loro Fulvia, stavano anche loro per scrivere, una loro piccola piccola pagina nella Storia, della Meravigliosa Targa Florio.
Salvo Manuli 
Dedicato a tutti i figli ed amici della targa Florio
e a tutti i cacciaviti e nobiluomini, che si sono immolati nel nome di Vincenzo Florio
Message édité par salvo manuli le 04-05-2012 à 23:40:21
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